Ciò che devi sapere News Separazione tra conviventi

Uccidere il cane della convivente è reato.

uccide cane convivente

Un giovane uomo a seguito di una litigata con la compagna uccide il cane di lei.

Scatta il reato di “animalicidio”

 

Durante una violenta lite con la convivente un uomo, albanese di 29 anni si è scagliato contro l’animale indifeso, scaraventandolo contro un muro dell’abitazione familiare.

La donna ha immediatamente chiamato i carabinieri, i quali, giunti sul posto hanno chiamato  il servizio veterinario, ma i tentativi di salvare “Scricciolo” – questo il nome dato al cane, proprio per le piccole dimensioni – sono stati inutili.

Constato il decesso dell’animale, i Carabinieri hanno provveduto a raccogliere la denuncia della compagna per per uccisione di animali e maltrattamenti nei confronti della donna stessa, un’italiana di 37 anni.

L’uomo, che ha ucciso il cane della convivente, potrebbe quindi essere anche condannato per il cosiddetto “animalicidio”, previsto dall’art. 544-bis del codice penale, ai sensi del quale: “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da 4 mesi a 2 anni”.

Con tale reato, il legislatore ha inteso tutelare l’esistenza in vita di qualsiasi animale domestico, selvatico o addomesticato, ponendolo al riparo da atti di crudeltà o non necessari.

Per quali azioni si può essere condannati?

Per valutare la presenza di questo reato, bisogna considerare tutte quelle fattispecie comportamentali che cagionano la morte di un animale: quindi sia un’azione, sia un’omissione. Nella caso sopracitato è evidente che l’uomo abbia ucciso il cane della convivente sbattendolo con forza contro un muro di casa.

Fondamentale è la componente del dolo, ovverosia la volontà di una persona – volontà che si estrinseca mediante una condotta – caratterizzata dall’arrecare danno altrui e nella fattispecie all’animale.

Ma cosa significa crudeltà?

La Corte di Cassazione ha stabilito che “la crudeltà è di per sé caratterizzata dalla spinta di un motivo abbietto o futile. Rientrano nella fattispecie le condotte che si rivelino espressione di particolare compiacimento o di insensibilità” (Cass. 19 giugno 1999, n. 9668). Per “atti di crudeltà” si intendono “atti concreti di crudeltà, ossia l’inflizione di gravi sofferenze fisiche senza giustificato motivo” (Cass. 11 ottobre 1996, n. 601).

Quanto al concetto di atti “non necessari” si deve tener presente che la stessa Corte di Cassazione ha sancito che si possa parlare di necessità  nel caso di “ogni … situazione che induce all’uccisione o al danneggiamento dell’animale per evitare un pericolo imminente o un danno giuridicamente apprezzabile” (Cass. 28 febbraio 1997, n. 1010).

Attualmente sono in corso le indagini per accertare anche le violenze dell’uomo nei confronti della compagna, violenze che potrebbero integrare il reato di cui all’art. 572 c.p. ovverosia di “Maltrattamenti in famiglia”, disciplina innovata dalla Legge n°172 del 2012.

Tale riforma è importante perché ha ampliato la portata della fattispecie penale estendendola anche ai soggetti conviventi.

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