Separazione tra conviventi

Separazione fra conviventi e mobili di casa: come si dividono?

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Separazione fra conviventi e mobili di casa: come si dividono?

Cosa succede se da un giorno all’altro il vostro – o la vostra – convivente vi comunica l’intenzione di separarsi da voi?

Al di là dell’importante componente emotiva, è bene sapere anche a cosa si va incontro dal punto di vista giuridico rispetto ai beni mobili e agli arredi della casa, acquistati durante il periodo di convivenza.

Innanzitutto bisogna fare una distinzione: se la famiglia di fatto era composta da due persone conviventi oppure se oltre a questi sono presenti anche figli nati dall’unione.

E’ importante tale distinzione poiché nel secondo caso intervengono anche alcune norme del diritto di famiglia a tutela della prole minore d’età o non autosufficiente economicamente, pertanto non operano necessariamente le norme e i principi che andremo a spiegare.

Prendiamo il caso di scuola: due conviventi, un uomo ed una donna, che decidono di porre fine al loro rapporto di convivenza. Come si dividono i beni acquistati?

Dobbiamo ricordare che il regime di comunione legale degli acquisti – cioè quello normalmente applicabile ai coniugi – non si può estendere alle coppie di fatto, se non parzialmente tramite un contratto di convivenza.

La giurisprudenza concorda con questa intepretazione. Già il Tribunale di Pisa, nel 1988, si era pronunciato sull’impossibilità di estendere il regime patrimoniale della comunione legale fra coniugi anche alle famiglie di fatto, sul presupposto che la famiglia fondata sul matrimonio gode di netta supremazia, anche costituzionale, rispetto alla  famiglia di fatto, e che non è di conseguenza sostenibile un’equiparazione tra le due forme di convivenza.

Cosa significa che non si applica la comunione legale?

Significa che, dal momento che due persone vanno a convivere senza essere sposati, ciascuno effettua gli acquisti che più ritiene opportuno fare, divenendone automaticamente l’esclusivo proprietario. Nel caso di comunione legale, invece, applicabile fra coniugi, ogni acquisto compiuto durante il matrimonio è da considerarsi al 50 % ciascuno, anche se solo uno dei coniugi si è intestato il bene.

Cosa succede, quindi, in caso di separazione dei conviventi, agli arredi della casa?

In questo caso colui che ne è legittimo proprietario dovrà dare la prova dell’esclusiva proprietà degli arredi e dei mobili di casa: se riuscirà avrà diritto ad ottenere la loro restituzione dal convivente che li detenga senza titolo.

Attenzione: qualora il convivente non riesca a dare la prova della proprietà esclusiva degli arredi e in generale dei beni mobili della casa, quei beni verranno considerati in proprietà al 50%  ciascuno.

Se il convivente si porta via i beni mobili di casa?

E’ stato ritenuto imputabile di “furto” il convivente che, nel timore di essere abbandonato, aveva sottratto al partner alcuni beni mobili adducendo pretesi crediti per il proprio mantenimento (Cass. 8 maggio 1980), e addirittura di furto aggravato ai sensi dell’art. 625, n. 1, del Codice Penale, il convivente che si era introdotto nell’abitazione della compagna, sottraendole dei beni dopo che i rapporti in comune erano cessati  (Cass. 15 febbraio 1980).

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