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La stepchild adoption – cos’è e come funziona

Stepchild adoption

Il DDL Cirinnà, all’esame del Senato, prevede fra l’altro anche la cosiddetta stepchild adoption, che tradotta letteralmente dall’ inglese significa: “adozione del figliastro”.

Ma di cosa si tratta, concretamente?

Innanzitutto bisogna precisare che tale tipologia di adozione non verrebbe estesa, secondo il dettato del disegno di legge, a tutte le coppie di conviventi.

L’art. 5 del citato disegno di legge prevede solo per le coppie registrate in unione civile – quindi solo le coppie composte da persone dello stesso sesso – la possibilità di adottare l’uno il figlio (anche adottivo) dell’altro.

Di che tipo di adozione è la stepchild adoption?

La stepchild adoption rientrerebbe nella cosiddetta “adozione in casi particolari”, detta anche “adozione non legittimante”, già prevista per i coniugi in forza dell’articolo 44 della legge 184 del 1983.

Quali sono gli effetti di questa particolare tipologia di adozione?

Per prima cosa non si estingue il rapporto fra l’adottato e la famiglia d’origine, differentemente da quanto avviene nell’adozione cosiddetta “piena”. Inoltre gli effetti dell’adozione non si estendono alla parentela dell’adottante, come accade, invece, nell’adozione ordinaria.

L’adottato assumerà il cognome dell’adottando anteponendolo al proprio e acquisirà diritti successori nei confronti dell’adottante.

Quest’ultimo non acquista diritti successori nei confronti dell’adottato, ma assumerà tutti i doveri che incombono sul genitore nei riguardi del figlio: avrà quindi in capo a sé il dovere di mantenere, istruire ed educare l’adottato, come pure di esercitare nel suo interesse la responsabilità genitoriale.

Come funziona questo procedimento di adozione?

La richiesta di adozione va presentata al Tribunale per i Minorenni del distretto dove si trova il minore. Il procedimento, cui partecipa anche il Pubblico Ministero, è teso a verificare l’idoneità genitoriale dell’adottante, la capacità affettiva e la capacità di educare ed istruire il minore; la situazione personale ed economica, la salute, l’ambiente familiare dell’adottante; i motivi per i quali l’adottante desidera adottare il minore; la personalità del minore e la possibilità di idonea convivenza.

Il Giudice sente tutti gli interessati, compreso il minore che ne ha diritto (art. 315-bis e 337-octies c.c.) anche se inferiore di anni 12 qualora abbia capacità di discernimento, e si avvale anche di indagini approfondite a mezzo dei Servizi Sociali competenti.

E’ possibile revocare l’adozione?

Si, l’adozione non legittimante, a differenza dell’adozione ordinaria, può essere revocata per indegnità dell’adottato o dell’adottante e per violazione dei doveri da parte dell’adottante.

Allo stato, l’ordinamento italiano riconosce questo tipo di adozioni con il recepimento di atti di provenienza estera ed alcuni Giudici (ex ultimis, Trib. Minorenni Roma, 29/10/2015; Corte App. Roma 23/12/2015), tenendo conto anche della giurisprudenza della Corte di Strasburgo, hanno persino esteso al partner dello stesso sesso la possibilità di adottare il figlio dell’altro.

Non solo, perché recentemente, la Corte Appello Milano, Sezione Persone, Minori e Famiglia, con sentenza in data 16 ottobre 2015, ha statuito che è trascrivibile il provvedimento di adozione pronunciato all’estero, anche nel caso in cui questo abbia costituito un rapporto di adozione piena tra una persona non coniugata e il figlio riconosciuto del partner, anche dello stesso sesso.

Tale adozione, secondo la Corte d’Appello di Milano, non è in linea di principio contraria all’ordine pubblico e pertanto merita accoglimento all’interno del nostro ordinamento.

La stessa Corte ha precisato che in ogni caso, il riconoscimento dell’adozione, e quindi il riconoscimento di tutti i diritti e doveri scaturenti da tale rapporto, deve corrispondere in concreto all’interesse superiore del minore.

Nella fattispecie, secondo i giudici milanesi, l’interesse del minore coincideva con il mantenimento della vita familiare costruita con ambedue le figure genitoriali e al mantenimento delle positive relazioni affettive ed educative che con loro si erano consolidate, in forza della protratta convivenza con entrambe le figure.

Il legislatore ha di fronte a sé l’arduo compito di far sì che la legge si evolva, recependo i mutamenti della società, ma allo stesso tempo tenendo sempre al centro di tutto il preminente interesse del minore e non di chi desidera adottarlo.

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