Separazione tra conviventi

La negoziazione assistita si può applicare alla coppia di fatto con figli?

coppia di fatto con figli

La negoziazione assistita si può applicare nel caso di separazione di una coppia di fatto con figli?

Grazie ad una recente riforma del diritto di famiglia è ora possibile, per le coppie sposate, separarsi e divorziare senza comparire necessariamente in Tribunale: questa procedura, che si chiama “negoziazione assistita”, si svolge dinanzi agli avvocati – almeno uno per parte – e consente ai coniugi di non recarsi dinanzi al Giudice e di sottoscrivere direttamente davanti ai propri legali un accordo di separazione o divorzio.

La procedura di negoziazione assistita in materia di famiglia può avvenire in presenza di figli minori, o figli incapaci, o figli gravemente handicappati (ai sensi di quanto prevede la L. 5 febbraio 1992 n. 104, al 3° comma dell’art. 3) oppure figli maggiorenni economicamente non autosufficienti.

A questo punto vi è da chiedersi: la negoziazione assistita si può applicare nei casi di separazione di coppia di fatto con figli?

La risposta a questa domanda l’ha fornita il Tribunale di Como, con un decreto datato 13.1.2016.  I conviventi in questione avevano depositato presso la Procura un accordo ex art. 2 DL 132/2014 convertito con modifiche dalla l. 10 novembre 2014 n. 162, cioè un accordo di negoziazione assistita, nell’interesse della figlia minore.

In tale accordo, le parti si erano limitate a prevedere le condizioni di affidamento, mantenimento, collocazione ed esercizio della responsabilità genitoriale, proprio come normalmente fanno le coppie sposate.

Secondo il Tribunale di Como, la legge è precisa sul punto: la negoziazione assistita non si può applicare nei casi di separazione di coppie di fatto con figli poiché è prevista espressamente –  ex art. 6 Dl 132/ 2014 – solo per le coppie coniugate che vogliano separarsi, divorziare, oppure modificare le condizioni di separazione e divorzio.

La negoziazione assistita è uno strumento utilissimo che permette, senza l’intervento del giudice, la stipulazione di accordi aventi efficacia di titoli esecutivi (quindi, ad esempio, qualora uno dei due genitori dovesse rendersi inadempiente al mantenimento nei confronti della prole, l’altro potrà agire in Tribunale azionando l’accordo di negoziazione).

Inoltre, la negoziazione assistita è espressione della crescente autonomia negoziale delle parti in materia di famiglia, autonomia che viene comunque graduata dal vaglio del Pubblico Ministero, che valuta la rispondenza dei patti “all’interesse dei figli”.

In questo svolgono un ruolo rilevante gli avvocati, i quali, all’esito della mediazione svolta, sottoscrivono la stessa scrittura insieme alle parti e ne attestano la correttezza e la conformità alle norme imperative dell’ordinamento italiano.

Il Tribunale di Como ha sostenuto che l’accordo della ormai ex coppia di fatto con figli avrebbe dovuto essere esaminato dal Tribunale in camera di consiglio, ai fini della ratifica delle conclusioni condivise dalle parti, previa audizione dei genitori da parte del Giudice Relatore, in conformità al protocollo adottato ad oggi dai Tribunali per i ricorsi proposti congiuntamente dai genitori naturali ex art. 337 bis del codice civile.

Pertanto ha disposto la comparizione dei genitori dinanzi a sé, fissando un’apposita udienza.

Inutile dire che urge una modifica della normativa in tema di negoziazione assistita in materia familiare. Allo stato, data la svolta del legislatore sulla filiazione, con la eliminazione delle espressioni “figlio legittimo” e “figlio naturale”e l’unificazione dello status di figlio, come pure il crescente riconoscimento di tutele alla famiglia di fatto da parte della giurisprudenza, non avrebbe senso negare la via negoziale alle coppie non sposate con figli, pur con tutte le garanzie nel preminente interesse della prole già previste per le coppie sposate.

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