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Il subentro nell’immobile del convivente

subentro nell'immobile del convivente

Per il subentro nell’immobile del convivente serve la prova che la convivenza dura da almeno due anni secondo il regolamento dell’edilizia residenziale pubblica territoriale

 

E’ quanto sancito dalla Corte d’Appello di Potenza, con la Sentenza, del 26 maggio 2015, che ha esaminato il caso di una coppia di fatto: la convivente si era opposta al rilascio dell’immobile in quanto, secondo lei, sussistevano i presupposti per il subentro nell’immobile della partner.

Nella fattispecie, le due conviventi avevano vissuto insieme per un anno e mezzo all’interno di un immobile di proprietà dell’ ATER, ovverosia l’azienda territoriale per l’edilizia residenziale pubblica di Matera. Successivamente la partner era deceduta, e la compagna era rimasta nell’immobile con sua figlia.

Secondo l’Ater, però, la signora in questione non poteva abitare l’immobile in quanto non ne aveva titolo. L’ente territoriale aveva pertanto adito il Tribunale ottenendo un decreto di rilascio dell’immobile.

La Signora proponeva opposizione al decreto di rilascio, chiedendo prima al Tribunale e poi alla Corte d’Appello, di accertare la ricorrente aveva diritto al godimento dell’alloggio, nonché al subentro nello stesso, poiché occupato insieme con la figlia per il consenso prestato dalla originaria e legittima assegnataria, con la quale sosteneva di aver “instaurato un rapporto di stabile convivenza”, contraddistinto da mutua solidarietà ed assistenza economica ed affettiva reciproca, prima della sua morte.

Nel giudizio instaurato, l’ ATER contestava quanto detto dalla signora, sostenendo che dopo la morte dell’assegnataria, la permanenza della partner nell’immobile di proprietà dell’ ATER di Matera non era stata supportata da alcuna valenza giuridica.

Ebbene, il Tribunale ha rigettato l’opposizione della convivente.

Come mai?

Il Tribunale ha rilevato che anche a prescindere dal requisito della parentela, ai fini del subentro era comunque richiesto il biennio di convivenza con l’assegnataria al momento del suo decesso sia anagraficamente che di fatto, mentre la suddetta partner non aveva provato tale dato.

La signora ha quindi fatto appello dinanzi alla Corte d’Appello di Potenza, sostenendo che la presenza di una vera e propria nuova famiglia di fatto, basata su saldi vincoli affettivi, fosse assimilabile a quello della parentela, e che quindi questo le dava il diritto di subentrare nell’immobile del convivente: ma anche la Corte ha dato ragione all’ ATER .

Secondo l’art. 19 della Legge Regionale della Basilicata n. 24 del 2007 (Ampliamento del nucleo familiare, ospitalità temporanea, subentro nella domanda e nell’assegnazione) è ben possibile che vi sia il subentro nell’immobile anche per il convivente, in caso di decesso dell’assegnatario. I soggetti che possono subentrare sono elencati all’art.3, secondo comma, secondo un determinato ordine, e tale elenco prevede anche il o la convivente di una coppia di fatto.

Requisito fondamentale, però, è che la coppia di fatto sia convivente da almeno due anni all’atto del decesso sia anagraficamente che di fatto.

Per la residenza, la Corte d’Appello di Potenza ricorda che la giurisprudenza di legittimità (cioè la Corte di Cassazione) afferma che la residenza di una persona è determinata dall’abituale e volontaria dimora in un determinato luogo, che è caratterizzata da due elementi: 1) l’elemento oggettivo della permanenza; 2) l’elemento soggettivo dell’intenzione di abitarvi stabilmente, rivelata dalle consuetudini di vita e dallo svolgimento delle normali relazioni sociali.

Nel causa instaurata dalla convivente, tuttavia, era stata provata sì l’intenzione di abitare stabilmente nell’alloggio in questione possono essere utilizzati al fine di determinare la residenza, ma mancava il requisito della “residenza anagrafica” richiesto dalla legge.

Attenzione però, nella specie, il caso pronunciato dalla Corte d’Appello di Potenza riguarda una Legge Regionale, che può essere diversa di regione in regione, quindi è necessario avvalersi di un professionista che vi sappia consigliare con cura in base alla legislazione della vostra regione.

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