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Disegno di legge sulle coppie di fatto

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Disegno di legge sulle coppie di fatto

Date le molte richieste degli utenti, dopo la prima parte del nostro commento al Disegno Di Legge (DDL) Cirinnà Bis, sulla Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e sulla disciplina delle convivenze, abbiamo preparato per i nostri lettori il commento alla seconda parte del disegno di legge, quella relativa alle coppie di fatto.

Nel quinquennio 2009-2013, si è registrato un calo di oltre 10 mila matrimoni all’anno (fonte: ISTAT) e finalmente il legislatore italiano pare stia prestando la giusta attenzione al fenomeno delle famiglie di fatto.

Come detto nello scorso articolo, il DDL Cirinnà è composto da due Capi: nel primo viene trattato il tema delle unioni civili formate da persone dello stesso sesso, nel secondo invece viene trattato il tema della famiglia di fatto, che può essere formata anche da persone di sesso diverso.

Il secondo Capo è infatti intitolato “Della disciplina della convivenza” per cui da subito si intuisce che il legislatore – per quanto si tratti ancora di un disegno di legge – ha inteso regolamentare la convivenza more uxorio, ovverosia le famiglie di fatto.

Il primo articolo del secondo Capo definisce i “conviventi di fatto” come due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile.

Di estremo interesse il secondo articolo di tale Capo, denominato “Reciproca assistenza” e rubricato come art. 12. Secondo la lettera della legge, i conviventi di fatto potranno avere gli stessi diritti dei coniugi sia per quanto riguarda le visite penitenziarie, sia per quanto riguarda i caso di malattia o di ricovero: avranno quindi diritto reciproco di visita e di assistenza in ospedale, come pure l’accesso alle cartelle cliniche.

Non solo, poiché ciascun convivente potrà designare l’altro – con scrittura privata oppure oralmente in presenza di un testimone – quale suo rappresentante nel caso di :

malattia che comporti incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute;

morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie.

Novità in materia di permanenza dell’immobile: l’art. 13 prevede che, salvo quanto disposto in tema di assegnazione della casa familiare (art. 155-quater), qualora il convivente proprietario di casa deceda, il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa.

Per quanto tempo? Per 2 anni oppure per un periodo pari alla convivenza se superiore a 2 anni.

Ma comunque non oltre i 5 anni.

Inoltre, se nella casa abitano figli minori o figli disabili del convivente superstite, il convivente ha diritto di continuare ad abitare nella casa.

Molto importante anche quanto previsto dall’art. 14, relativo agli alloggi di edilizia popolare per le coppie: finalmente si stabilisce una equiparazione per legge fra coppie sposate e le coppie non unite in matrimonio anche in tema di graduatorie per ottenere alloggi a canoni agevolati.

L’articolo 15 del DDL Cirinnà sancisce anche un obbligo alimentare e di mantenimento per il convivente, nel caso di cessazione della convivenza di fatto.

Il mantenimento è dovuto per sempre?

No, la norma impone che il mantenimento venga stabilito per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza. Anche il diritto agli alimenti viene deciso per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza.

Lo scopo è evidentemente quello di evitare rendite parassitarie a scapito dell’altro convivente.

L’articolo 16 riconosce al convivente di fatto una partecipazione agli utili ed ai beni dell’impresa familiare, cioè un’attività di impresa svolta stabilmente insieme al convivente. Sino ad ora l’orientamento della Giurisprudenza era tale per cui il lavoro prestato dal convivente all’interno dell’impresa del partner era da considerarsi gratuito, a meno che non vi fosse “una comunanza di vita e di interessi tra i conviventi (famiglia di fatto), che non si esaurisca nella fattispecie in un rapporto meramente affettivo o sessuale, ma dia luogo anche alla partecipazione, effettiva ed equa, del convivente alla vita e alle risorse della famiglia di fatto” .

L’articolo 17 inserisce la possibilità per il convivente di essere nominato tutore, amministratore di sostegno o curatore del partner dichiarato interdetto, inabilitato o che necessiti di amministrazione di sostegno.

L’articolo 18 sancisce per legge ciò che sino ad oggi era possibile solo grazie ad una elaborazione giurisprudenziale durata per molti anni e che comunque, non essendo cristallizzata in una norma, lasciava al Giudice ampia discrezionalità: finalmente secondo il DDL il convivente verrebbe equiparato, al fine di risarcimento del danno, al coniuge superstite nel caso di morte del convivente di fatto.

Importantissimo l’articolo 19 del DDL Cirinnà, con cui si riconosce la possibilità di stipulare contratti di convivenza attraverso i quali le parti potranno fissare:

– la comune residenza,

– le modalità di contribuzione alla vita comune,

– il regime patrimoniale della famiglia di fatto.

Lo strumento del contratto di convivenza, valido strumento di negozialità nell’ambito della famiglia di fatto in realtà è del tutto lecito, ma le pronunce oscillanti dei Tribunali avevano fino ad ora scoraggiato molte coppie di conviventi, temendo che si trattasse di accordi nulli.

Il disegno di legge aggiunge che i contratti di convivenza dovranno essere stipulati necessariamente dinanzi a un notaio: tale requisito attualmente non è previsto, potendo le parti scegliere di sottoscriverlo in forma di scrittura privata con – o senza – l’assistenza di un avvocato o di un notaio.

Tali contratti di convivenza potranno essere sciolti attraverso un accordo fra le parti, oppure per recesso unilaterale di uno dei conviventi, oppure ancora a causa di un successivo matrimonio o una diversa unione civile e, ovviamente, nel caso di decesso di uno dei conviventi.

Molto importante, infine, l’articolo 22 che coordina le norme interne con quelle previste dal diritto internazionale privato e si preoccupa di disciplinare i contratti di convivenza conclusi fra italiani e stranieri oppure fra stranieri, oppure ancora fra italiani registrati all’estero come coppia di fatto. “Ai contratti di convivenza” si legge al comma II “tra cittadini italiani oppure ai quali partecipa un cittadino italiano, ovunque siano stati stipulati, si applicano le disposizioni della legge italiana vigenti in materia.”

Rimaniamo in attesa di sapere che fine farà questo disegno di legge. Se verrà modificato, integrato oppure, come troppo spesso accaduto, se verrà di nuovo messo nel cassetto.

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