Ciò che devi sapere News

Convivenza e pensione di reversibilità

Convivente pensione di reversibilità

In che modo concetti come convivenza e pensione di reversibilità possono andar d’accordo?E’ vero che il convivente non ha mai diritto alla pensione?

In Italia hanno diritto alla pensione: il coniuge superstite, anche se separato, il coniuge divorziato se titolare di assegno divorzile, i figli, i nipoti e in alcuni casi anche i genitori ed i fratelli/sorelle del defunto.

Ma non il convivente.

Eppure già in passato sono state riconosciute delle importanti eccezioni: addirittura una Legge del 1918 (Decreto Luogotenenziale 27 ottobre 1918 n. 1726) ha previsto la pensione di guerra per la convivente more uxorio del defunto.

Inoltre sono noti a tutti i privilegi di cui godono parlamentari, nazionali ed europei.

L’Art. 2 del Regolamento di assistenza sanitaria integrativa dei Deputati, infatti, prevede che della persona di reversibilità possa godere anche il convivente more uxorio, quando la convivenza perduri da almeno tre anni e risulti da iscrizione anagrafica o atto notorio, ovvero senza limiti temporali quando si è in presenza di figli nati dalla convivenza.

Anche l’art. 17 comma IX dello Statuto dei deputati del Parlamento Europeo garantisce la pensione a favore del convivente del deputato, dato che stabilisce che “I conviventi in unioni di fatto riconosciute dagli Stati membri sono equiparati ai coniugi”.

Diversamente dai casi citati, i comuni cittadini non godono di altrettanti diritti. E’ quindi molto importante la sentenza del Tribunale di Roma n. 58/2015, che ha aperto un’ulteriore breccia nel nostro ordinamento, sancendo ancora una volta l’importanza della convivenza nel contesto sociale odierno.

I Giudici della capitale hanno affermato che il rapporto di convivenza precedente al matrimonio può essere fondamentale nell’attribuzione di una quota della pensione di reversibilità al coniuge superstite.

Come mai?

Nel caso in cui un coniuge muoia e lasci una moglie ed una ex moglie (divorziata), la pensione del defunto viene divisa per quote tra la moglie superstite e la ex moglie che sia titolare di una assegno di divorzio (Art. 9-bis comma III legge 898/70).

Secondo la legge, il Tribunale decide “tenendo conto della durata del rapporto”.. “Se in tale condizione si trovano più persone, il Tribunale provvede a ripartire fra tutti la pensione e gli altri assegni, nonché a ripartire tra i restanti le quote attribuite a chi sia successivamente morto o passato a nuove nozze.”

La sentenza del Tribunale di Roma è importante poiché sottolinea come, nella ripartizione delle quote della pensione di reversibilità fra coniuge divorziato e coniuge superstite, si può prescindere dal mero criterio della durata del matrimonio, mentre può esser considerato anche il periodo di convivenza more uxorio prematrimoniale.

Il tutto, al fine di poter attribuire valore all’effettiva comunione di vita del coniuge defunto, a prescindere dal dato formale della durata del matrimonio legale.

Spesso, ad esempio, capita che una persona già divorziata rifiuti l’idea di un nuovo matrimonio: magari per paura o magari anche per necessità. Nel caso affrontato dai Giudice capitolini, il defunto coniuge aveva convissuto per molti anni insieme alla nuova compagna e solo negli ultimi anni di vita aveva deciso di convolare alle seconde nozze.

Solo il periodo di convivenza è importante per determinare la quota della pensione di reversibilità?

No, nella valutazione delle quote della pensione del marito devono concorrere anche altri parametri, come le complessive condizioni economiche degli aventi diritto, l’entità dell’assegno attribuito al coniuge divorziato, l’età raggiunta ed ogni altro elemento utile in relazione alla particolarità del caso concreto, come già affermato dalla Corte di Cassazione in numerose sentenze (Cass. 8113/2000; Cass. 5060/2006; Cass. 2092/2007; Cass. 10669/07, 8734/09).

Clicca qui, contatta un avvocato matrimonialista della tua città.

Pensi che i tuoi diritti siano stati lesi? Contattaci