Ciò che devi sapere News Separazione tra conviventi

Badante del convivente: senza contratto, niente diritti.

Badante convivente

Il caso sul quale si è pronunciato il Tribunale di Bari è molto importante poiché ribadisce innanzitutto il principio di gratuità del lavoro del convivente.

La donna aveva lavorato dal 1990 al 2004, anno del decesso del compagno, svolgendo mansioni di collaboratrice domestica presso l’abitazione dell’uomo, sostenendo di non essere mai stata assicurata e di aver percepito una retribuzione inferiore a quella spettante in base al CCNL.

Aveva quindi chiamato in giudizio gli eredi, chiedendo loro la somma Euro 48.892,25 a titolo di differenze retributive e TFR, nonché per la regolarizzazione della posizione assicurativa – previdenziale.

Gli eredi del signore in questione avevano contestato immediatamente che tra l’attrice e il compagno, in realtà, non esisteva alcun un rapporto di lavoro, bensì un rapporto sentimentale. Lei faceva la badante del convivente e i due non avevano previsto appositamente alcun tipo di contratto poichè il tutto avveniva nell’ambito del rapporto affettivo.

Bisogna ricordare che l’onere della prova, in tal caso, è in capo all’attore. Toccava quindi alla convivente fornire la prova di un vero e proprio rapporto di subordinazione rispetto al presunto datore di lavoro.

Ma l’attrice in questione non aveva assolto l’onere probatorio richiesto, quindi il giudice ha ritenuto di dover rigettare la domanda della donna. In particolare, il Tribunale di Bari ha sostenuto che la convivente non aveva sufficientemente dato prova della sua sottoposizione rispetto al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del presunto datore di lavoro.

Secondo costante giurisprudenza, infatti qualora vi sia una situazione oggettiva di incertezza probatoria, il giudice deve ritenere che l’onere della prova a carico dell’attore non sia stato assolto (Cass. sez. lav. n. 21028/2006).

Nel caso capitato dinanzi ai giudici baresi, inoltre, era noto e incontestato il fatto che la donna convivesse con il compagno scomparso prematuramente, quindi ella avrebbe dovuto fornire un’adeguata e rigorosa prova contraria rispetto alla presunzione di gratuità del lavoro da lei prestato.

Attenzione: questo non significa che ogni tipo di lavoro prestato a favore del convivente – magari nella sua impresa – possa ritenersi necessariamente gratuito. La presunzione di gratuità delle prestazioni lavorative rese in ambito familiare trova la sua fonte nella circostanza che tali prestazioni vengono normalmente rese “affectionis vel benevolentiae causa”.

Ma tale presunzione si può vincere, dimostrando un rapporto di lavoro che trovi la sua ragion d’essere non tanto vincolo di solidarietà ed affettività, normalmente esistente in un rapporto di convivenza, bensì in un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato, del quale il convivente deve fornire prova rigorosa.

Clicca qui, contatta un avvocato matrimonialista della tua città.

Pensi che i tuoi diritti siano stati lesi? Contattaci